martedì 4 marzo 2008

Stress da comunicazione: cura in sperimentazione.

Non ho alcuna voglia di scrivere cosa mi sta succedendo, ma ho tanta voglia di scrivere: solo che non so di cosa.

Una volta ho provato a scrivere la recensione di un vecchio film appena visto: un piccolo esercizio per non dimenticare come si fa, dato che al liceo bisognava scriverle e presentarle.
Il programma prevedeva che imparassimo il linguaggio giornalistico, solo che il mio professore d' italiano odiava il modo di scrivere dei giornalisti e non lo considerava neanche italiano. (Tutto ciò è paradossale ma succedeva.). Eppure dopo quel post mi è passata la voglia di scriverne degli altri perché io non so cosa pensa, chi legge, di quel che scrivo, ma come non mi piace dare la sensazione di essere una persona compassionevole non sopporto neanche di sembrare una che si dà delle arie per qualcosa di cui non è nemmeno professionista e che forse non sa nemmeno fare bene.
(Dico: ma mica ho bisogno di darmi le arie!)

Comincio a capire perché i blog che mi piacciono di più, spesso, non hanno né un volto né un nome: come si fa a scrivere qualcosa di autobiografico se si ha la consapevolezza che chi legge non prova simpatia verso ciò che dici?!

Quando avevo in mente che sarei diventata una scrittrice pensavo che avrei scritto qualcosa di autobiografico, poi dopo aver fatto l' esperimento con il blog, mi sono resa conto che non c' è nulla di più massacrante dell' autobiografia se per natura il giudizio degli altri pesa sul capo irrimediabilmente. Quindi ho provato con i racconti, ma in tutta onestà, li scrivo in pochissimo tempo perché mi diverte dare sfogo alla fantasia, ma non seguo un genere definito, non ne curo molto la forma e non sto molto attenta al contenuto, semplicemente cerco di stupirmi in modo da avere qualche possibilità (remota) di stupire anche gli altri.

Poi, devo parlare del lettore a cui mi rivolgo?! Anche se in fondo il lettore ce l' ho ben chiaro in mente, vorrei destare confusione nel destinatario. Ed io so che ci riesco, ma non serve. Non ha alcun senso parlare per confondere è come fare una gara di corsa ad ostacoli e correr loro intorno: che gara è?!

Assodato che non scriverò recensioni, non parlerò della mia vita privata, non vi mostrerò il mio ultimo ascquisto né vi elencherò quanti ragazzi mi chiamano, non mi occuperò di politica perché mi dànno noia le discussioni poco costruttive (perché diciamoci la verità: dal Parlamento alla piazza della più piccola città, chi è di una fazione difficilmente troverà punti d' accordo con l' altra. Potrebbero anche pensarla ugualmente su una frittata, ma uno la vorrebbe con il salame e l' altro con la mortadella e in fondo, forse è giusto così: perlomeno per il bene personale lo è sempre!). Non parlerò d' ambiente e non farò copia e incolla con gli articoli di giornale perché a me piace leggerli negli altri siti o nei forum e se lo facessi anch' io o lo facessimo tutti, non avrebbe più significato tenere uno spazio virtuale proprio. Non vi racconterò dei programmi pseudo culturali o trash che guardo in televisione perché lo trovo un argomento insignificante di cui scrivere, magari in un dialogo a quattr' occhi è più semplice dare sei battute di botta e risposta su come balla Giulia ad Amici e poi cambiare argomento per l' intera giornata: sul blog rimane impresso ed è un guaio serio quando si parla degli altri ripetutamente.

Per queste ed altre ragioni mi verrebbe da chiudere il blog, ma lo lascio aperto, perché in fondo, il mio piccolo palcoscenico vuole essere calcato dalle mie dita e poi, già domani potrei smentire tutto quel che ho scritto stasera, non per incoerenza ma per maturata riflessione.