sabato 10 novembre 2007

Voglie irrefrenabili

Arianna stava studiando, era proprio arrivato il momento di aprire di nuovo i libri. L' Estate era finita da un pezzo ormai, e la brezza marina che s' espandeva nei dintorni del mare della sua città, rendeva umida e insopportabile l' aria intorno.
Indossava una tuta blue felpata e le scarpe da ginnastica, quando era a casa. Non si sistemava i capelli né si guardava allo specchio. Si sentiva un animale in libertà, e ne era convinta.
Aprì l' antologia d' italiano e cominciò a leggere "La pioggia nel pineto" di Gabriele D' Annunzio:
<< Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.[...]>>

si fermò e immaginò tutta la scena. Era uno dei più bei componimenti che aveva letto.
Svolazzò la tenda davanti alla finestra che dava sul mare, e vide un giovane che stava pescando, e le sembrò d' averlo già visto. Libera per come si sentiva in quel momento in tutta velocità
uscì di casa e lo raggiunse, si accostò a lui, e si guardarono negli occhi lungamente senza dire nulla.
Sì, si conoscevano. Era il suo collega universitario con il quale non aveva mai parlato. Il ragazzo che l' osservava a lezione mentre lei era intenta a prendere gli appunti. Era il giovane uomo che lei osservava sempre allontanarsi in motorino e a cui voleva dare un po' di sé, di cui voleva ascoltare quella voce che in aula aveva sempre perso sempre in mezzo alle altre centinaia di voci confuse, tra una pausa e l' altra.
Finalmente l' aveva accanto. Erano soli. Potevano parlarsi.
Gli occhi, nel frattempo, si scrutavano tra loro, e la voce formava parole dislessiche che non raggiungevano nemmeno l' ugola.
Cominciò a piovere e Arianna pensò "piove su le nostre mani ignude" e mentre stava aprendo la bocca per parlare il rumore di uno sportello d' automobile ruppe il silenzio. Arianna pensava "Taci." Ma non tacque e dall' autovettura si udì una voce 'amore sbrigati, mi sono rotta d' aspettare, il tempo fa schifo, non farmi venire fin là'.
Non era una poesia da condividere con loro due e decise di andarsene, ma lui la fermò, lei non aveva capito, quella ragazza non stava chiamando lui, ma un altro ragazzo che si trovava più in là.
Così adesso che stavano parlando lui colse l' occasione per parlarle delle sue voglie: 'tesoro, voglio quel golf rosa di lana che indossi sempre, Dio mi manda in estasi! Il mio uomo impazzirebbe se mi vedesse con quel maglioncino addosso'.
Sì, quella poesia non era per loro due.