lunedì 15 ottobre 2007

Tragicommedia in cardiologia.

Ed io quel tardo pomeriggio piansi.
Piangevo e non riuscivo a smettere di farlo, e piangevo per conto mio.
Piangevo e non la smettevo. Poi ad un tratto tirai fuori un fazzoletto dal suo pacchetto e mi asciugai gli occhi, e sulla carta man mano che la lacrima vi si espandeva, si formò un cuore... Sorrisi, risi e mi derisi.



Penso a tutte le volte in cui ho pianto fragilmente scontrandomi contro il vetro più gelido e spietato e ora capisco, ora so che c' era una maniglia in quella lastra ma veniva nascosta da una mano. Non dovevo aprirla io la porta. Ora lo so. E' solo che spesso sono cocciuta quando non ottengo quel che voglio. Non so perdere. Non so perdere ma ho pianto cuori. Perfettamente incoerente come da copione. Solo che per quanto incoerente io avrò sempre una positiva caratteristica da "sfoggiare" sul mio palcoscenico: senza suggeritori o autori, io scrivo le mie pagine, con coraggio e forza, e di figure da sottosuolo ne ho fatte negli ultimi tempi e mi sono resa protagonista in "quella" tragicommedia che mi ha voluta un personaggio tristemente grottesco e comicamente solo. Ma ho ricordi dal camerino, quando mi veniva a trovare chi mi conosce al di là di quella rappresentazione e grazie a loro mettevo giù quella maschera ed ero la stessa di sempre col sorriso sulle labbra, ed è quello l' unico cuore che voglio davvero vedere.
Sul palco faccio ridere chi non avrà accesso al dietro le quinte, ma per fortuna, io non sono Sybil Vane.