sabato 23 giugno 2007

Martedì infernale!

Lunedì, cogliendo al volo l' opportunità che mi si potesse spostare l' esame, ho chiesto al prof. di poterlo fare un altro giorno, lui m' ha proposto di farlo il giorno dopo. Ho accettato di buon grado.


Martedì andando verso la facoltà, tra visi sconosciuti, vedo un viso noto, ma faccio come vuole lui, e cerco di non ossessionarmi.
Proseguo per i fatti miei. Mi reco davanti alla stanza del prof. e dato che non era ancora ora, e avrei dovuto aspettare un bel pezzetto, mi sono messa a navigare nel sito della facoltà.

'I risultati di spagnolo quando usciranno?', mi chiedevo... distrattamente ho aperto il documento in word, convinta che i risultati per gli urgenti del secondo appello ( tra cui io), non ci fossero ancora.

COGNOME NOME N. di MATR. : insuff.
Senza sapere se piangere o ridere sono rimasta ad attendere per l' altro esame. Il prof. è arrivato con il sorriso sul viso, io ho ricambito con il più finto che avevo. Anche questa volta è andata male. Solo per colpa mia. Mia e di nessun' altro.
Mentre andavo via cercavo di trattenere tutto dentro. Preso posto per studiare, continuavo a sentirmi sempre peggio. Decisi di andare a casa.
Lungo il cammino le lacrime vinsero sulle palpebre e strariparono sulle guance.
Tutti i ricordi più falliti mi attraversavano la memoria.
Il percorso fino a casa è maledettamente lungo.
Un vecchio mi guardava e io desideravo i miei occhiali da sole.
Dovevo parlarne con qualcuno. Presi il telefono a chiamai Grazia, mi disse che aveva mal di testa e non se la sentiva di parlare.
Cominciai a sperare che una macchina sbandasse e mi venisse addosso. Pensai che se fossi morta in quel preciso istante non avrebbe fatto nessuna differenza per nessuno.
Nessuna speranza di riprendermi.
Arrivata a casa sono andata in cucina ed una blatta gigante passeggiava in lungo e in largo, come se l' affitto me lo pagasse lei ed io ospite indesiderata era meglio se restassi in camera. Volevo morire...

Finché finalmente non mi chiama mia madre: mi sfogo come forse non ho mai fatto in 24 anni, lei mi dice di prendere l' autobus e tornare a casa IMMEDIATAMENTE e di "non fare fesserie".
Mentre lei parlava io riflettevo: mia madre mi ha solo sentito piangere. Non le ho detto nulla in più, né dei miei pensieri né di nient' altro e ha capito a cosa pensavo!
Chiusa la conversazione, mi sono asciugata le lacrime, l' ho richiamata e le ho fatto sentire che stavo meglio, (ora ero preoccupata per lei), scesi a fare la spesa...


Sotto casa, il ragazzo che mi saluta da un anno senza dire altro che 'ciao' si è presentato, dicendomi che è da un pezzo che non mi vede. Abbiamo parlato un po', poi lui è tornato al lavoro ed io a casa.


Dopo un po' decisi di andare a prendere a un gelato da Scardaci, al centro. Poi sono tornata a casa e l' ho rivisto. Gli ho detto che sto lasciando la casa dove attualmente vivo, e m' ha risposto che lo rattrista l' idea di non rivedermi.
E' come rivivere di continuo la stessa storia e tutte le volte con gli occhi rossi di pianto.


Solo che stavolta ero triste per tanti eventi che con quel posto e le persone legate a quel posto non avevano nulla a che vedere.