domenica 3 giugno 2007

Arredamento mondo.

Adele quella mattina di quel venerdì, si era svegliata più serena anche se il ricordo della serata precedente le aveva lasciato addosso un senso di sconforto.
L' idea di trascorrere il tempo con Vanessa e gli altri la faceva stare male. Lei sapeva di essere diversa da loro, e le dava fastidio l' ipocrisia... la stessa ipocrisia che lei stessa fino a poco tempo prima aveva mostrato loro, ma adesso in lei qualcosa era cambiato e non trovava buoni sentimenti che potessero filtrare più le sue parole. Adele era stufa delle "belle" parole, dei pugnali nascosti nelle lisce pezzuole di seta, era stanca di ascoltare finte conversazioni colte di persone che la letteratura la misuravano in termini di pagine, che erano rimasti scioccati quando avevano sentito dire a quel professorino di tutte le volte in cui il nome Silvia veviva anagrammato nella poesia "A Silvia". Erano tutti studenti di Lettere. Non sapevano un benemerito nulla della poetica dei grandi scrittori, però, le loro larghe bocche, piene di grosse parole, facevano una forte presa sugli ignoranti. E allora tutti lì a pendere dalle labbra di Cristina, che aveva studiato poco ma assorbito tanto di quello che aveva sentito dire. E allora Cristina quella sera si era impegnata per fare abboccare al suo amo quel ricco "pupazzone" che riusciva vincente nella vita grazie al portamonete di papà e dei nonni,
e lui, il pupazzone, nelle parole di Cri Cri sembrava che vedesse tutto lo scibile umano. Intanto Adele osservava i ragazzi. C' era Michele che sembrava la copia spiccicata di un boss della malavita ma a Vanessa piaceva e perciò usciva con loro. Era in assoluto quello che Adele meno mandava giù. La sua arroganza da figlio di papà la nauseava. Era il prototipo del ragazzino viziato maleducato, il suo linguaggio non aveva nulla da invidiare a quello di uno scaricatore di porto, eppure lui li snobbava... gli scaricatori di porto! Allora Adele quella sera odiava se stessa, non sopportava la sua stessa presenza in quel posto e l' unica voglia che aveva era allontanarsi per sempre da tutte quelle persone finte. Intanto pensava ad Enrico che era lontano anni luce da quell' ambiente. Enrico lavorava di fronte a casa sua, faceva il muratore. I suoi genitori non erano ricchi e lui doveva mantenersi per studiare. Enrico non ostentava mai il suo sapere, ma al momento giusto aveva sempre la spiegazione opportuna. Lui era allegro, ironico, e lo stupore di Adele era nel non averlo mai visto giudicare male qualcuno. Era di larghe vedute. Parlava con tutti e li rispettava perché aveva una grande capacità nel cogliere le peculiarità di ogni carettere, e grazie a questo aveva un perfetto spirito d' adattamento nelle situazioni più disparate. Questo era ciò che Adele pensava.
Ma adesso Adele non era con lui e voleva solo fuggire da quella situazione. Inutile dire che quando Adele aveva parlato ai suoi amici di Enrico, avevano reagito con una risata e l' avevano fatta diventare l' argomento della serata. Ma Adele ormai non si difendeva più dalle parole vacue di quelle persone, suonavano come tonfi lontani di sassolini caduti nell' acqua. Era un mondo, quello, che non le apparteneva. Un mondo che non voleva.
Lei era una piccola grande donna cresciuta nella normalità di una famiglia modesta. Il padre era un semplice fattorino dedito al lavoro, forse anche più del dovuto. Tanto che Adele spesso, ne aveva sofferto, perché in casa si alternavano momenti di ansia tra il padre poco presente e la madre che doveva svolgere spesso il lavoro del doppio genitore. Lei (sua madre) aveva costruito una vita per i suoi figli fatta di sacrifici, ma soddisfacente. In casa di Adele l' affetto si poteva toccare. Ora, però, non si sentiva parte di nessun universo. Lei non era come quegli sbruffoni dei suoi amici ricchi. Ma non era nemmeno come quelle sporche persone che hanno pregiudizi su tutto e tutti e vivevano solo di chiacchiere fuori dal balcone, in quel quartiere che mai aveva sentito suo. Si sentiva un' immigrata in mezzo ai suoi concittadini, corregionali.
Dopo quella notte, il giorno dopo, vide Enrico e si parlarono, le disse con il suo solito affabile modo di fare che Fabiana gli aveva proposto di uscire, ed erano stati bene insieme. Fabiana era come i suoi "amici", anzi, due spanne sotto... Con la spada di Damocle che le incombeva sopra, Adele si diresse verso il parco, fece due giri sull' altalena ad occhi chiusi e si vide di nuovo bambina. Doveva di nuovo costruire tutto " l' arredamento mondo" e stavolta sapeva che tutto poteva di nuovo essere uno scatafascio. Un consapevole scatafascio.